Donnerstag, 26. November 2015

Carpe diem!



„Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza.“
Siamo nati per uscire dalla caverna delle ombre e cercare la bellezza, che è verità e bene. Conosciamo per metafora e ogni metafora rimanda all’altra, all’infinito. Il processo della conoscenza (amore del bello) è continuo. Ma, se non arriviamo mai alla „fine“, non significa che è opportuno uscire dal processo: senza amore della bellezza siamo come „bruti“ o vegetali, non viviamo.

Nella nostra vita ordinaria ci prefiggiamo delle mete e ci diamo da fare per raggiungerle. La meta ci appare più importante del percorso per arrivarci; in quest’ottica il percorso è tempo morto, spesso faticoso, noioso. E così, siccome la meta raggiunta in genere dura un attimo o poco più, sprechiamo almeno il 99% della vita, il tempo del percorso.  Se considerassimo invece la meta dentro il percorso, allora vivremmo la nostra vita al 100%. In effetti, se la meta è il senso del percorso, non esiste l‘uno senza l’altra. La separazione di meta da percorso è un’astrazione mentale. Il cammino è importante quanto la meta semplicemente perchè l’uno e l’altra sono la stessa cosa. Così è realmente la vita nel suo insieme. „Carpe diem“ non significa godersi solo l’attimo della presunta meta raggiunta, ma vivere la vita al 100%.
Nella vita non dobbiamo vedere la meta in un aldilà dopo la vita, ma nell’aldilà dentro la vita: presente e aldilà non possono avere un senso temporale e tantomeno spaziale, come la bellezza. La bellezza non ha un senso spaziotemporale; la bellezza è armonia nel presente, dentro un processo. Il processo ha due poli: la meta come bellezza e il nostro amore della bellezza come percorso. Ciò che ci dà la sensazione (illusoria) di un tempo che scorre; in effetti come la meta è nel percorso, così la bellezza è nell’amore della bellezza. Non è possibile separare i due poli: senza l’amore della bellezza non esiste la bellezza e senza bellezza non esiste l’amore.

Niente di più banale l’ottica di fare il bene (insieme di norme) per ottenere come premio in un tempo diverso (aldilà temporale) la contemplazione (quasi visiva) della bellezza per l’eternità (intesa come un tempo che si ferma). Il nostro destino non può essere così banalmente commerciale: vivere per un premio. Dobbiamo reinterpretare il paradiso in una più saggia percezione del tempo e dell’eterno. Una interpretazione che non esclude Dio, ma gli restituisce la coerenza e il fascino che gli spettano. Mario Tamponi

Mittwoch, 25. November 2015

Tutto è metafora e relazione


Tutto è metafora: nel quotidiano, nella poesia, nella scienza, nella religione... Ogni metafora rimanda ad un’altra... e così all’infinito. La struttura della lingua è la stessa dell’intelligenza e del mondo. Ciò significa che tutto è relazionale. Quando questo non lo si riconosce cominciano i guai di dogmatismo, fondamentalismo, sopraffazione, dittatura, corruzione, perversione. Ripeto. Non esistono i poli A e B e il loro collegamento C, come tre entità distinte. Realtà non è A + B, ma la loro relazione in C.

La realtà (lingua, intelligenza, mondo...) è leggera, ha la leggerezza della relazionalità. Prendiamo la materia con la fisica che la studia e consideriamo come esempio la più celebre delle formule: energia è uguale a massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce (c, dal latino celeritas). E-m-c non sono entità autonome, ma ognuna è definibile solo dalla propria relazione con le altre, e l’insieme è unità strutturata. In termini pratici significa la totale convertibilità di massa in energia e viceversa con l’implicazione della velocità della luce (che nella giusta visione di Einstein è pienamente omogenea con energia e massa).

La relazionalità, evidente nel mondo fisico, vale anche per le categorie del mondo personale-etico-religioso. L‘io non è spiegabile (non esiste) se non come relazione con l’altro; e Dio si inserisce in quella relazione come fondante. L’insieme è unità strutturata di immanenza e trascendenza. Dio può essere nominato diversamente secondo le varie confessioni o culture o discipline di pensiero: Assoluto, Spirito, Armonia universale e in mille altri modi; e nella pratica può essere anche utilizzato e bistrattato per fini ignobili, che sono appunto il contrario della relazione io-altro. Se l’io esiste solo nella relazione con l’altro, significa che quella relazione è un processo creativo, che coinvolge (creativamente) anche tutto il resto, mondo compreso.

In forma non così teorica ma intuitiva noi percepiamo sempre la relazionalità di cui siamo tessuti. La relazionalità è bellezza, che è il metro di misura di ogni cosa, il nostro vero centro di gravità. A quella attrazione possiamo però opporre resistenza, come le molteplici brutture nel mondo dimostrano. Mario Tamponi