Ieri ho guardato la televisione italiana
più del solito. In tarda mattinata ho seguito il Papa al Parlamento
Europeo e al Consiglio d'Europa a Strasburgo: un intervento di alto
profilo internazionale e su temi di drammatica attualità, ma che la
nostra televisione ha soffocato infilandolo nel dibattito ripetitivo
sull'alternativa Renzi-Salvini. Un inguaribile provincialismo salottiero
che mi induce spesso, come ieri ho fatto, a rifugiarmi nei servizi tedeschi della Ard e Zdf.
Nel pomeriggio mi ha sconcertato l'astuta messinscena di Bruno Vespa
(la conferenza stampa con la partecipazione di Berlusconi e le ampie
riprese televisive anche per i telegiornali serali) per lanciare il suo
nuovo libro come se fosse la nostra lettura dell'anno.
La sera mi ha
colpito in Ballarò la faziosità con cui il conduttore e quasi tutti gli
ospiti invitati sono riusciti a scaricare la responsabilità del calo di
partecipazione alle ultime regionali su Renzi e il suo governo (che di
per sè le hanno vinte), invece di ricondurla al disarmante spettacolo
generale al parlamento e nei partiti e allo scontro sociale in corso.
L'attuale contesto di crisi e di urgenza di riforme dovrebbe portarci al
buon senso del dialogo e della collaborazione piuttosto che ad
antagonismi partitici di altri tempi.
Mittwoch, 26. November 2014
Samstag, 15. November 2014
Orgoglio scientifico
Probabilmente Rosetta si è già spenta. È
stato fantastico il suo viaggio di dieci anni di parecchi miliardi di
chilometri verso la piccolissima cometa 67P alla distanza di 510 milioni
di chilometri (oltre 3 volte quella di terra-sole). Un capolavoro di
conoscenza fisica e matematica, un'impresa che dovrebbe farci riflettere
sulla grandezza dell'uomo in ricerca, ma anche sulla sua piccolezza.
Amo la scienza sul macrocosmo stellare e sul nucleare. Seguo con interesse le applicazioni della relatività con la curvatura spazio-temporale, le teorie su buchi neri e bing bang, sul nanometrico quantistico granulare, indeterministico e relazionale. Lo scienziato che si spinge nell’astrazione matematica ci rende affidabile testimonianza della complessità della "materia-energia", incompatibile con le rappresentazioni della nostra immaginazione quotidiana. Ma in tanti ricercatori che praticano la scienza come tecnica settorializzata mi turba l'atrofizzarsi della meraviglia: la meraviglia sul mistero che si espande quanto più crediamo di sapere e capire, la meraviglia sul mistero del nostro esserci, improbabile e irripetibile. Maneggiando equazioni essi presumono forse di inventare e governare il mondo; la complessità e l'astrazione delle loro equazioni sono invece la prova dell'assoluta parzialità e provvisorietà di ogni punto di vista e approccio mentale. Una certa presunzione sarebbe legittima solo se l'interpretazione scientifica fosse qualcosa come un atto creativo o se almeno riuscisse a renderci il reale intuitivamente comprensibile, familiare.
La ricerca è suggestiva e necessaria, ma, di fronte all'ineffabile cui costantemente ci conduce, solo il poeta o il mistico dentro di noi potrebbe proficuamente continuarne il percorso. Solo la poesia e il silenzio ci consentono di bucare la membrana elastica della minuscola goccia che ci ospita, mentre fuori, dove ulula il vento, le galassie corrono in spazi e tempi da vertigini e i processi del nanometrico si svolgono in spazi e tempi inesistenti.
Senza poesia e silenzio la tecnologia continuerà a progredire per lo più sotto la spinta del profitto di mercato e i consumatori insaziabili (ad esempio di cellulari e iPhone) se ne serviranno freneticamente per comunicarsi a distanza, alla velocità della luce, il bla bla bla a cui la mancanza di meraviglia li ha formati. Mario Tamponi
Amo la scienza sul macrocosmo stellare e sul nucleare. Seguo con interesse le applicazioni della relatività con la curvatura spazio-temporale, le teorie su buchi neri e bing bang, sul nanometrico quantistico granulare, indeterministico e relazionale. Lo scienziato che si spinge nell’astrazione matematica ci rende affidabile testimonianza della complessità della "materia-energia", incompatibile con le rappresentazioni della nostra immaginazione quotidiana. Ma in tanti ricercatori che praticano la scienza come tecnica settorializzata mi turba l'atrofizzarsi della meraviglia: la meraviglia sul mistero che si espande quanto più crediamo di sapere e capire, la meraviglia sul mistero del nostro esserci, improbabile e irripetibile. Maneggiando equazioni essi presumono forse di inventare e governare il mondo; la complessità e l'astrazione delle loro equazioni sono invece la prova dell'assoluta parzialità e provvisorietà di ogni punto di vista e approccio mentale. Una certa presunzione sarebbe legittima solo se l'interpretazione scientifica fosse qualcosa come un atto creativo o se almeno riuscisse a renderci il reale intuitivamente comprensibile, familiare.
La ricerca è suggestiva e necessaria, ma, di fronte all'ineffabile cui costantemente ci conduce, solo il poeta o il mistico dentro di noi potrebbe proficuamente continuarne il percorso. Solo la poesia e il silenzio ci consentono di bucare la membrana elastica della minuscola goccia che ci ospita, mentre fuori, dove ulula il vento, le galassie corrono in spazi e tempi da vertigini e i processi del nanometrico si svolgono in spazi e tempi inesistenti.
Senza poesia e silenzio la tecnologia continuerà a progredire per lo più sotto la spinta del profitto di mercato e i consumatori insaziabili (ad esempio di cellulari e iPhone) se ne serviranno freneticamente per comunicarsi a distanza, alla velocità della luce, il bla bla bla a cui la mancanza di meraviglia li ha formati. Mario Tamponi
Sonntag, 9. November 2014
Gorbaciov, il grande dimenticato
Gorbaciov, il grande dimenticato
Senza di lui il muro di Berlino non sarebbe mai caduto... e tutti (o quasi) ne siamo stati testimoni. Capo di una superpotenza nucleare, in periodo di guerra fredda Gorbaciov ha dialogato con Giovanni Paolo II, Reagan e Kohl senza esserne costretto. Da filosofo (lo era anche la moglie Raissa) si è lasciato ispirare più dalla logica umanistica che da quella machiavellica della politica.
Oggi nel 25esimo anniversario di quella svolta epocale pochi lo ricordano, al più lo commemorano come esile figura folcloristica. La copertina del Time che qui riporto appartiene al passato sepolto; nel frattempo tanti altri si sono appropriati abusivamente di quel palcoscenico storico.
È l'ironia o stupidità di un'amnesia collettiva o la lucida eliminazione di un personaggio critico del presente, anche di quello europeo e americano?
Sembra che la storia politica, quella ricostruita, sia spesso più maestra di retorica che di vita. Mario Tamponi
Senza di lui il muro di Berlino non sarebbe mai caduto... e tutti (o quasi) ne siamo stati testimoni. Capo di una superpotenza nucleare, in periodo di guerra fredda Gorbaciov ha dialogato con Giovanni Paolo II, Reagan e Kohl senza esserne costretto. Da filosofo (lo era anche la moglie Raissa) si è lasciato ispirare più dalla logica umanistica che da quella machiavellica della politica.
Oggi nel 25esimo anniversario di quella svolta epocale pochi lo ricordano, al più lo commemorano come esile figura folcloristica. La copertina del Time che qui riporto appartiene al passato sepolto; nel frattempo tanti altri si sono appropriati abusivamente di quel palcoscenico storico.
È l'ironia o stupidità di un'amnesia collettiva o la lucida eliminazione di un personaggio critico del presente, anche di quello europeo e americano?
Sembra che la storia politica, quella ricostruita, sia spesso più maestra di retorica che di vita. Mario Tamponi
Dienstag, 4. November 2014
Operatori della diffamazione
Meschini sono i diffamatori di ogni
specie. Sia quelli che la maldicenza la promuovono e pilotano, sia
quelli che vi si associano e la fiancheggiano. I più scrupolosi si
mettono la coscienza a posto: in fondo – pensano – non è un delitto
limitarsi a ridimensionare la reputazione di chi qualcosa dovrà pure
averla fatta!
E invece la diffamazione è furto e persino omicidio. Furto, perchè la buona fama è per molti il capitale più prezioso. Omicidio, perchè la cattiva fama può privare la vittima della fiducia in sè e di ogni motivazione sociale. Quanti suicidi per pubblico disonore! Chi la diffamazione l'avvia non è poi in grado di controllarla e, se si ravvede, di fermarla. Una volta partita, avanza di forza propria, si alimenta di risorse nuove, si allarga a macchia d’olio con la partecipazione di tanti per interesse o per svago. Gli autori della diffamazione sgretolano con denunce e allusioni i loro bersagli; e coinvolgono nella chiacchiera anche persone in buona fede che, credendoci, pensano di dover contribuire alla moralità pubblica isolando i presunti corrotti.
“Non giudicare per non essere giudicato”: è un principio di umiltà cristiana, ma anche di giustizia civile. Chi sente maldicenze, invece di associarsi all’oppressione, dovrebbe per principio solidarizzare con la vittima. Neppure la sentenza di tribunale giustifica la distruzione della dignità del “condannato”, anche perchè nessun giudice è infallibile, talvolta neppure imparziale. Nella società etica dovrebbe esserci posto anche per i deboli, forse meno per i violenti che si arrogano il diritto di abusarne. Ma così non è perchè la tecnica dei professionisti della diffamazione è subdola, ben più sottile degli articoli del codice penale. Mario Tamponi
E invece la diffamazione è furto e persino omicidio. Furto, perchè la buona fama è per molti il capitale più prezioso. Omicidio, perchè la cattiva fama può privare la vittima della fiducia in sè e di ogni motivazione sociale. Quanti suicidi per pubblico disonore! Chi la diffamazione l'avvia non è poi in grado di controllarla e, se si ravvede, di fermarla. Una volta partita, avanza di forza propria, si alimenta di risorse nuove, si allarga a macchia d’olio con la partecipazione di tanti per interesse o per svago. Gli autori della diffamazione sgretolano con denunce e allusioni i loro bersagli; e coinvolgono nella chiacchiera anche persone in buona fede che, credendoci, pensano di dover contribuire alla moralità pubblica isolando i presunti corrotti.
“Non giudicare per non essere giudicato”: è un principio di umiltà cristiana, ma anche di giustizia civile. Chi sente maldicenze, invece di associarsi all’oppressione, dovrebbe per principio solidarizzare con la vittima. Neppure la sentenza di tribunale giustifica la distruzione della dignità del “condannato”, anche perchè nessun giudice è infallibile, talvolta neppure imparziale. Nella società etica dovrebbe esserci posto anche per i deboli, forse meno per i violenti che si arrogano il diritto di abusarne. Ma così non è perchè la tecnica dei professionisti della diffamazione è subdola, ben più sottile degli articoli del codice penale. Mario Tamponi
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