Freitag, 23. Dezember 2016
Donnerstag, 22. Dezember 2016
Dienstag, 20. Dezember 2016
Donnerstag, 10. November 2016
Samstag, 27. August 2016
Dienstag, 15. März 2016
Europa allo sbando
I nostri politici europei sono spesso
caotici e inconcludenti. Da tempo concentrati sul problema dei profughi,
cercano solo di tenerlo sotto controllo propensi talvolta a compromessi
peggiori del male e non si preoccupano di risolverlo perchè non si occupano
seriamente delle cause: innanzitutto la guerra civile in Siria e l‘espandersi
del terrorismo islamico in quel paese e in tutta l‘area. Per risolvere la crisi
siriana (per le altre la via è analoga) basterebbe non continuare ad armare o
finanziare la lotta senza vie d’uscita dei ribelli contro il regime di Assad e
favorire piuttosto la riconciliazione interna. Anche la rivolta in Siria è nata
con la cosiddetta „primavera araba“, la stessa cha ha spazzato via tanti altri
leader come Gaddafi, anche lui dittatore, ma che col caos minaccioso in Libia
che ne è derivato molti oggi rimpiangono. La fine delle ostilità in Siria
dovrebbe sfociare nell‘opera di ricostruzione, che motiverebbe molti profughi a
fermarsi o a ritornarvi per creare il proprio futuro con quello della patria.
L’aiuto economico con cui l’Europa dovrebbe contribuire sarebbe persino
inferiore alle risorse oggi necessarie per una sensata e umana ospitalità dei
profughi al proprio interno. Questo significa cooperazione, non colonialismo; e
accoglienza quando la cooperazione fallisce o non basta.
Ma per la soluzione del
problema siriano pare indispensabile la collaborazione della Russia di Putin,
che in quell’area dispone di rapporti che noi soltanto ci sogniamo. Per
motivare quella collaborazione bisognerebbe ovviamente sospendere
immediatamente le sanzioni economiche, che tra l’altro penalizzano pesantemente
anche parecchi paesi europei, Italia compresa. L’effetto collaterale sarebbbe
la fine di un pericoloso clima da guerra fredda assieme al rilancio di una
politica di cooperazione con quel „continente“ confinante, la Russia, che è
ricco di risorse e opportunità per tutti.
Questo sarebbe realismo
politico, e chi questo realismo lo considera utopia è miope e ipocrita: lo sono
alcuni paesi anche europei che preferiscono vendere armi alle regioni in
conflitto o intraprendere operazioni militari frettolose e unilaterali con
malcelate mire di conquista, con la stessa logica con cui hanno alimentato sul
nascere la „primavera araba“, poi finita nel disastro totale. Ufficialmente
alcuni non possono non condannare l’Isis, ma di fatto lo sostengono con strane
alleanze affaristiche collaterali, persino ostacolando intese per interventi
efficaci. Col passare del tempo la situazione si aggrava, ora è sotto gli occhi
di tutti e per tutti non dovrebbe essere difficile individuarne i complici.
L’Europa ha responsabilità
enormi anche nel passato col suo allargamento indiscriminato come spazio
commerciale e monetario senza aver risolto prima il problema dell’unione
politica e prima ancora quello della definizione costituzionale della propria
identità, che è il principio-base perchè un soggetto politico non diventi
schizofrenico. Non è mai troppo tardi per rimediare e guarire, ammesso che i
medici siano capaci di diagnosi.
Per individuare le nostre radici basterebbe pensare ai nostri millenni di storia e leggere, ad esempio, l‘analisi „Perchè non possiamo non dirci cristiani“ di Bendetto Croce, pensatore laico al di sopra di ogni sospetto, che indica nel „cristianesimo“ la nostra univoca identità culturale.
Per individuare le nostre radici basterebbe pensare ai nostri millenni di storia e leggere, ad esempio, l‘analisi „Perchè non possiamo non dirci cristiani“ di Bendetto Croce, pensatore laico al di sopra di ogni sospetto, che indica nel „cristianesimo“ la nostra univoca identità culturale.
Qui identità cristiana non
è qualcosa di confessionale o medioevale; significa anche rinascimento,
illuminismo, socialismo, modernità; dentro ci sono Francesco d’Assisi, Dante e
Caterina da Siena, ma anche Giordano Bruno, Galileo, Voltaire, Nietzsche; ci
sono anche i mistici e la diffusa mistica religiosa o poetica che ci fa toccare
o intuire la sacralità della vita e l’infinito anche quando lo neghiamo. L’identità
cristiana non è un rigido e chiuso sistema di pensiero, ma un insieme di
coordinate che ispira il pensiero libero e creativo; significa vocazione alla
bellezza e all’arte, alla curiosità di sapere con scienza e filosofia;
significa l’universo linguistico e valoriale in evoluzione all’interno del
quale tutti ci muoviamo e che culmina nell’imperativo etico della inviolabile
dignità di ogni singolo uomo e della solidale convivenza sociale: traduzione
laica del principio evangelico „Ama il prossimo tuo come te stesso!
Se l’Europa avesse
riconosciuto o riconoscesse costituzionalmente questa identità, sarebbe per
tutti evidente chi dovrebbe farne parte e chi no per non annacquarla o
ingolfarla. Una Europa fondata su una identità chiara e motivata non fagociterebbe
o annetterebbe indiscriminatamente altri paesi per far numero; d'altro canto
sarebbe rispettosa e aperta al confronto con altre culture, altrettanto degne
ma diverse. Questo approccio garantirebbe un dialogo non finto, una
cooperazione produttiva e meno diffidente, una solidarietà più autentica e
generosa. Tutto questo possiamo ancora capirlo, anche se negli ultimi anni una
classe dirigente non all’altezza dei padri fondatori ha fatto del suo meglio
per confonderci le idee. Mario Tamponi
Freitag, 4. März 2016
Darwin non ha spodestato il Creatore
Il mese scorso ricorreva l'anniversario della nascita di Darwin, padre dell'evoluzionismo naturale. Certamente andava festeggiato per l'importanza delle sue scoperte sulla diversificazione delle specie e sullo sviluppo dei viventi mediante competizione e selezione per la sopravvivenza. Di qui a dire, come molti dicono, che con ciò avrebbe spodestato Dio come creatore significa non capire che il campo delle scienze naturali non è quello della filosofia e della religione.
Non
ha neppure senso, come molti fanno, contrapporre all'evoluzionismo il
creazionismo (Genesi biblica interpretata alla lettera e non come metafora),
perchè anche i creazionisti confondono i due ambiti. Se bene intesa, la
creazione non è un evento causale di un Supercosmo o Superuomo in un tempo
storico, ma significa la dipendenza dell'uomo dal Mistero (che i cristiani
chiamano Amore, Padre), l'esistenza di ogni singolo come dono, altrimenti
inconcepibile contro le infinite probabilità del contrario. E il Mistero è
assoluto nel senso che paradossalmente cresce proprio col progredire delle
scienze naturali.
Una
cosa è l'ottica esistenziale di ognuno di noi al di qua e al di là di ogni
scienza; altra cosa è l'ottica di ciò che all'esistenza fa da contesto, il
cosmo che conosciamo/costruiamo come oggetto e sul quale indaghiamo. La
filosofia e la religione che cercano di interpretare l'esistenza dal suo
interno precedono e superano i limiti della fisica e delle scienze naturali. I
temi trattati, pur contrassegnati dagli stessi nomi, hanno una valenza
totalmente diversa, esistenziale appunto: tempo, spazio, storia, vita, morte,
immanenza, trascendenza, libertà, amore, infinito, eterno, bellezza...
E
non si pensi che, mentre la filosofia e la religione si esprimono in metafore,
la scienza possa spiegarle. Potrà forse spiegare le suggestioni spirituali
della musica o della poesia soltanto perchè ne indica la struttura matematica?
Del resto anche la scienza naturale opera e si esprime con un linguaggio
diversamente simbolico: perchè tutto nel mondo fisico come in quello
esistenziale consiste in relazioni e in relazioni di relazioni che si rimandano
all'infinito. È
fantastica la ricerca scientifica; per Galileo, padre della scienza moderna,
significava indagare sulle orme di Dio. Grave è invece quando essa perde la
consapevolezza dei propri limiti strutturali. Mario Tamponi
Freitag, 12. Februar 2016
Il cielo stellato sopra di me
Un esercito di scienziati armato di alta tecnologia ha impiegato un secolo per riuscire a dimostrare l’esistenza delle onde gravitazionali su cui si basa la costruzione astrofisica di Einstein. La sua teoria della relatività generale ci fornisce l‘immagine di un cosmo da capogiro, una visione eccelsa non solo per fisici e matematici, ma anche per la nostra quotidiana contemplazione del sublime.
Una delle menti più
profonde e rivoluzionarie della nostra umanità,
Immanuel Kant, scriveva: „Due cose riempiono l’animo di una sempre nuova e
crescente ammirazione e timore: il cielo stellato sopra di me e la legge morale
dentro di me.“ Ma per il filosofo le due cose che lo stupiscono non stanno
sullo stesso piano; la prima è simbolo della seconda. Paradossalmente il cielo
stellato non può essere che la metafora della nostra incredibile avventura,
dato che lo spazio e il tempo che costituiscono ogni realtà fisica sono
„categorie a priori“ della nostra conoscenza, un pò come le lenti con cui vediamo
o costruiamo il nostro mondo. La legge morale, cioè il nostro rapporto etico
con gli altri e con Dio, è invece il fondamento del nostro esistere, della
realtà. Non per nulla Kant ritiene di non poter dimostrare l’esistenza di Dio
con la conoscenza ordinaria (ragion pura) perchè lo degraderebbe alla
caricatura di un super-oggetto energetico o di un superuomo; lo afferma invece
con la „ragion pratica“, cioè col principio del rapporto etico, che è la sfera
del nostro reale.
Questo
lo aveva capito anche il kantiano Einstein che, a differenza di tanti
scienziati del nostro tempo, non confondeva le due sfere. Mario Tamponi
Mittwoch, 6. Januar 2016
I barboni del papa
L’altro giorno a Roma in Via della Conciliazione
ho riconosciuto un barbone che sei mesi prima avevo visto straccione
alla Stazione Termini. Questa volta però portava una giacca con
cravatta, variopinta come un fiore. Non mi ha chiesto soldi con i soliti
raggiri. Aveva un volto; mi ha detto che qualcuno gli ha ricordato il
suo nome e ridato il sorriso. Quel qualcuno non gli ha gettato
un’elemosina ai piedi; gli ha stretto la mano e gli ha offerto un pasto
caldo con doccia, abiti profumati e un cuore da fratello. Mi ha detto
che gli ha trasmesso la voglia di aiutare i compagni a ritrovarsi,
quelli che ancora barcollano con la barba incolta e stracci che puzzano.
Una storia vera. mt
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