Trovo
strano il modo di onorare la memoria delle vittime del terrorismo
islamico di Parigi con una grande speculazione editoriale: la rivista
satirica Charlie che sull'onda della giusta indignazione di massa e
della tanta retorica politica e mediale passa da 30 mila a 5 milioni di
esemplari ripubblicando caricature che, senza far ridere, urtano il
sentimento religioso di milioni di persone non terroristiche nè
aggressive. Senza questa provocazione il successo di tiratura sarebbe stato legittimo, anzi lodevole.
La libertà di stampa è certamente un pilastro della nostra democrazia
perchè stimola la gente alla riflessione e al confronto. Ma se travalica
i limiti del rispetto degli altri (individui e gruppi) anche la penna o
la matita (per usare un simbolo dilagante) può diventare (come spesso
in casi più gravi avviene) un'arma che con la denigrazione può avvilire e
con la calunnia uccidere. È vero, le nostre legislazioni lo vietano, ma
non è possibile portare tutto in tribunale, quando la misura dovrebbe
essere il compito di una coscienza civile basata sul principio
dell'inviolabilità della dignità umana. È facile banalizzare la libertà
in uno slogan vuoto, quando invece andrebbe interpretata e articolata in
un contesto di democrazia solidale. È libertà quella del mercato che
mercifica persone, natura e animali? È libertà quella di certa stampa
gestita con precisi interessi da colossi commerciali rispetto ai quali i
singoli e i più deboli non possono che soccombere?
Sono convinto
anch'io del fatto che il terrorismo, il fondamentalismo, il fanatismo o
anche la semplice arroganza contro gli altri non possono essere
religione, semmai ne sono la strumentalizzazione e la caricatura. Eppure
resta la paura dell'islamizzazione dell'Occidente. È fondata, ma la
colpa non è della forte identità culturale degli islamici, non tutti
animati da un presunto spirito di colonizzazione del mondo. Il problema
sta nella debolezza del riconoscimento della nostra identità. Per un
malinteso laicismo (l'estremismo laicistico è il contrario della
laicità) l'Europa istituzionale ha rinunciato a definire la propria
identità anche solo con un riferimento alla sua storia millenaria:
eppure è un dato di fatto che il cristianesimo e l'illuminismo insieme
caratterizzano il nostro immaginario culturale ed etico, linguistico e
simbolico, di credenti e non credenti. Con la nostra debolezza e
ambiguità non potremo reggere al confronto inevitabile con la cultura
del mondo islamico, che oggi ci illudiamo di evitare limitandoci a
snobbarla in blocco come medievale.
Ancora. La strage di Parigi è
tragica nelle motivazioni e nella crudeltà, ma proprio perchè il mondo è
globale dovremmo dedicare almeno altrettanta attenzione e
preoccupazione alle tante aggressioni terroristiche di ben altre
dimensioni e sistematicità in altre parti del nostro mondo che crediamo
lontane. Anche qui sta la nostra miopia politica e mentale. Mario Tamponi
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