Sonntag, 13. Dezember 2015

Per Stephen Hawking "Dio non esiste"



Dalla sua immobilità su sedia a rotelle il grande fisico inglese è arrivato recentemente alla conclusione che “Dio non esiste”. La sua dimostrazione in breve: ripercorrendo a ritroso l’evoluzione del cosmo verso il bing bang si giunge allo stadio in cui il tempo non esiste e quindi risulterebbe persino illogica la domanda sul Dio che nel tempo avrebbe creato il cosmo. In questo ragionamento appare chiara l’incoerenza filosofica di chi partendo dal cosmo affronta con la logica della fisica problemi fondamentali che la oltrepassano. Già nel quinto secolo dopo Cristo Sant’Agostino, ponendosi la stessa domanda, si era dato la risposta ben più coerente che Dio crea il mondo non nel tempo, ma col tempo.
 
La creazione rappresentata con le immagini temporali della Genesi biblica è metafora di grande fascino e densità religiosa: significa che l’uomo, ognuno di noi, gettato nel mondo, non ha progettato il suo esistere (e il suo mondo), che è finito, condizionato da tutto e immerso nel mistero assoluto. Certi scienziati, geniali nel loro campo, penetrando in quello filosofico dovrebbero riflettere meglio sul percorso già tracciato dalla saggezza del pensiero umano, ad esempio da Kant. Anche per Kant il tempo (e lo spazio) non esiste se non come categoria a priori, cioè come modalità della nostra conoscenza. Dal mondo fisico, che è fenomenico, non si può quindi dimostrare nè negare Dio, che non è fenomenico, ma il fondamento trascendente (noumenico) di ogni possibile realtà. Per Kant Dio è “intuibile” (con certezza) nella sfera etica, l’unica in cui è possibile vivere creativamente la sua presenza e profondità. 

Anche per lo stesso fisico Einstein, maestro di Hawking, il tempo (e lo spazio) non esiste come contenitore degli eventi cosmici (e tantomeno dell’evento Dio). In simbiosi con lo spazio il tempo è dentro gli eventi: si dilata e contrae; alla velocità della luce o in un campo gravitazionale da buco nero “si ferma”, scompare. Eppure Einstein è profondamente religioso, anche se ritiene non adeguata a Dio la definizione di “persona” perchè antropomorfica. Del resto la figura di “persona” (come quella di “padre” o di “creatore”) attribuita a Dio è solo metafora umana che rimanda a qualcosa di più e di meglio, a qualcosa di ovviamente inconcepibile e ineffabile. 

Gesù che parla in parabole non dimostra mai l’esistenza di Dio, perchè il Padre non è da dimostrare, ma da testimoniare con l’amore e il servizio del prossimo. Sul piano etico appunto, che non consiste in un insieme di norme, ma nella relazione esistenziale io-altro possibile in uno spazio di trascendenza.

Ritorno alla dimostrazione o negazione dell’esistenza di Dio per rilevarne il controsenso logico, dato che chi si pone la domanda, per il fatto stesso di porsela, presuppone l’idea di un Assoluto in cui “ci muoviamo e siamo”. È ancora più paradossale che voler dimostrare l’esistenza della mamma che ci ha generato; Dio è il principio dell’esistere, al di qua e al di là del quale il nulla è assoluto. È possibile dimostrare entità estrinseche che possono esserci o non esserci. Ma Dio, postulato correttamente, non può essere nè un doppione del mondo nè un concorrente dell’uomo; del tutto è il principio dell’essere, e dell’uomo è anche il fondamento della sua libertà, il senso della sua dignità. Non è logico dimostrare l’evidenza. Chi crede di poter dimostrare razionalmente l’esistenza o la non esistenza di Dio in realtà vorrebbe dimostrare qualcos’altro; e per chi è animato da uno spirito negativo sarebbe razionalmente più coerente ignorare una domanda pur così vitale e coinvolgente piuttosto che liquidarla con un banale gioco mentale.
Mario Tamponi

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