Dalla sua immobilità su sedia a rotelle il grande fisico inglese è
arrivato recentemente alla conclusione che “Dio non esiste”. La sua
dimostrazione in breve: ripercorrendo a ritroso l’evoluzione del cosmo verso il
bing bang si giunge allo stadio in cui il tempo non esiste e quindi
risulterebbe persino illogica la domanda sul Dio che nel tempo avrebbe creato
il cosmo. In questo ragionamento appare chiara l’incoerenza filosofica di chi
partendo dal cosmo affronta con la logica della fisica problemi fondamentali
che la oltrepassano. Già nel quinto secolo dopo Cristo Sant’Agostino, ponendosi
la stessa domanda, si era dato la risposta ben più coerente che Dio crea il
mondo non nel tempo, ma col tempo.
La creazione rappresentata con le immagini temporali della Genesi
biblica è metafora di grande fascino e densità religiosa: significa che l’uomo,
ognuno di noi, gettato nel mondo, non ha progettato il suo esistere (e il suo
mondo), che è finito, condizionato da tutto e immerso nel mistero assoluto.
Certi scienziati, geniali nel loro campo, penetrando in quello filosofico
dovrebbero riflettere meglio sul percorso già tracciato dalla saggezza del
pensiero umano, ad esempio da Kant. Anche per Kant il tempo (e lo spazio) non
esiste se non come categoria a priori, cioè come modalità della nostra
conoscenza. Dal mondo fisico, che è fenomenico, non si può quindi dimostrare nè
negare Dio, che non è fenomenico, ma il fondamento trascendente (noumenico) di
ogni possibile realtà. Per Kant Dio è “intuibile” (con certezza) nella sfera
etica, l’unica in cui è possibile vivere creativamente la sua presenza e
profondità.
Anche per lo stesso fisico Einstein, maestro di Hawking, il tempo (e lo
spazio) non esiste come contenitore degli eventi cosmici (e tantomeno
dell’evento Dio). In simbiosi con lo spazio il tempo è dentro gli eventi: si
dilata e contrae; alla velocità della luce o in un campo gravitazionale da buco
nero “si ferma”, scompare. Eppure Einstein è profondamente religioso, anche se
ritiene non adeguata a Dio la definizione di “persona” perchè antropomorfica.
Del resto la figura di “persona” (come quella di “padre” o di “creatore”)
attribuita a Dio è solo metafora umana che rimanda a qualcosa di più e di
meglio, a qualcosa di ovviamente inconcepibile e ineffabile.
Gesù che parla in parabole non dimostra mai l’esistenza di Dio, perchè
il Padre non è da dimostrare, ma da testimoniare con l’amore e il servizio del
prossimo. Sul piano etico appunto, che non consiste in un insieme di norme, ma
nella relazione esistenziale io-altro possibile in uno spazio di trascendenza.
Ritorno alla dimostrazione o negazione dell’esistenza di Dio per
rilevarne il controsenso logico, dato che chi si pone la domanda, per il fatto
stesso di porsela, presuppone l’idea di un Assoluto in cui “ci muoviamo e
siamo”. È ancora più paradossale che voler dimostrare l’esistenza della mamma
che ci ha generato; Dio è il principio dell’esistere, al di qua e al di là del
quale il nulla è assoluto. È possibile dimostrare entità estrinseche che
possono esserci o non esserci. Ma Dio, postulato correttamente, non può essere
nè un doppione del mondo nè un concorrente dell’uomo; del tutto è il principio
dell’essere, e dell’uomo è anche il fondamento della sua libertà, il senso
della sua dignità. Non è logico dimostrare l’evidenza. Chi crede di poter
dimostrare razionalmente l’esistenza o la non esistenza di Dio in realtà
vorrebbe dimostrare qualcos’altro; e per chi è animato da uno spirito negativo
sarebbe razionalmente più coerente ignorare una domanda pur così vitale e
coinvolgente piuttosto che liquidarla con un banale gioco mentale.
Mario Tamponi
Keine Kommentare:
Kommentar veröffentlichen