I nostri politici europei sono spesso
caotici e inconcludenti. Da tempo concentrati sul problema dei profughi,
cercano solo di tenerlo sotto controllo propensi talvolta a compromessi
peggiori del male e non si preoccupano di risolverlo perchè non si occupano
seriamente delle cause: innanzitutto la guerra civile in Siria e l‘espandersi
del terrorismo islamico in quel paese e in tutta l‘area. Per risolvere la crisi
siriana (per le altre la via è analoga) basterebbe non continuare ad armare o
finanziare la lotta senza vie d’uscita dei ribelli contro il regime di Assad e
favorire piuttosto la riconciliazione interna. Anche la rivolta in Siria è nata
con la cosiddetta „primavera araba“, la stessa cha ha spazzato via tanti altri
leader come Gaddafi, anche lui dittatore, ma che col caos minaccioso in Libia
che ne è derivato molti oggi rimpiangono. La fine delle ostilità in Siria
dovrebbe sfociare nell‘opera di ricostruzione, che motiverebbe molti profughi a
fermarsi o a ritornarvi per creare il proprio futuro con quello della patria.
L’aiuto economico con cui l’Europa dovrebbe contribuire sarebbe persino
inferiore alle risorse oggi necessarie per una sensata e umana ospitalità dei
profughi al proprio interno. Questo significa cooperazione, non colonialismo; e
accoglienza quando la cooperazione fallisce o non basta.
Ma per la soluzione del
problema siriano pare indispensabile la collaborazione della Russia di Putin,
che in quell’area dispone di rapporti che noi soltanto ci sogniamo. Per
motivare quella collaborazione bisognerebbe ovviamente sospendere
immediatamente le sanzioni economiche, che tra l’altro penalizzano pesantemente
anche parecchi paesi europei, Italia compresa. L’effetto collaterale sarebbbe
la fine di un pericoloso clima da guerra fredda assieme al rilancio di una
politica di cooperazione con quel „continente“ confinante, la Russia, che è
ricco di risorse e opportunità per tutti.
Questo sarebbe realismo
politico, e chi questo realismo lo considera utopia è miope e ipocrita: lo sono
alcuni paesi anche europei che preferiscono vendere armi alle regioni in
conflitto o intraprendere operazioni militari frettolose e unilaterali con
malcelate mire di conquista, con la stessa logica con cui hanno alimentato sul
nascere la „primavera araba“, poi finita nel disastro totale. Ufficialmente
alcuni non possono non condannare l’Isis, ma di fatto lo sostengono con strane
alleanze affaristiche collaterali, persino ostacolando intese per interventi
efficaci. Col passare del tempo la situazione si aggrava, ora è sotto gli occhi
di tutti e per tutti non dovrebbe essere difficile individuarne i complici.
L’Europa ha responsabilità
enormi anche nel passato col suo allargamento indiscriminato come spazio
commerciale e monetario senza aver risolto prima il problema dell’unione
politica e prima ancora quello della definizione costituzionale della propria
identità, che è il principio-base perchè un soggetto politico non diventi
schizofrenico. Non è mai troppo tardi per rimediare e guarire, ammesso che i
medici siano capaci di diagnosi.
Per individuare le nostre radici basterebbe pensare ai nostri millenni di storia e leggere, ad esempio, l‘analisi „Perchè non possiamo non dirci cristiani“ di Bendetto Croce, pensatore laico al di sopra di ogni sospetto, che indica nel „cristianesimo“ la nostra univoca identità culturale.
Per individuare le nostre radici basterebbe pensare ai nostri millenni di storia e leggere, ad esempio, l‘analisi „Perchè non possiamo non dirci cristiani“ di Bendetto Croce, pensatore laico al di sopra di ogni sospetto, che indica nel „cristianesimo“ la nostra univoca identità culturale.
Qui identità cristiana non
è qualcosa di confessionale o medioevale; significa anche rinascimento,
illuminismo, socialismo, modernità; dentro ci sono Francesco d’Assisi, Dante e
Caterina da Siena, ma anche Giordano Bruno, Galileo, Voltaire, Nietzsche; ci
sono anche i mistici e la diffusa mistica religiosa o poetica che ci fa toccare
o intuire la sacralità della vita e l’infinito anche quando lo neghiamo. L’identità
cristiana non è un rigido e chiuso sistema di pensiero, ma un insieme di
coordinate che ispira il pensiero libero e creativo; significa vocazione alla
bellezza e all’arte, alla curiosità di sapere con scienza e filosofia;
significa l’universo linguistico e valoriale in evoluzione all’interno del
quale tutti ci muoviamo e che culmina nell’imperativo etico della inviolabile
dignità di ogni singolo uomo e della solidale convivenza sociale: traduzione
laica del principio evangelico „Ama il prossimo tuo come te stesso!
Se l’Europa avesse
riconosciuto o riconoscesse costituzionalmente questa identità, sarebbe per
tutti evidente chi dovrebbe farne parte e chi no per non annacquarla o
ingolfarla. Una Europa fondata su una identità chiara e motivata non fagociterebbe
o annetterebbe indiscriminatamente altri paesi per far numero; d'altro canto
sarebbe rispettosa e aperta al confronto con altre culture, altrettanto degne
ma diverse. Questo approccio garantirebbe un dialogo non finto, una
cooperazione produttiva e meno diffidente, una solidarietà più autentica e
generosa. Tutto questo possiamo ancora capirlo, anche se negli ultimi anni una
classe dirigente non all’altezza dei padri fondatori ha fatto del suo meglio
per confonderci le idee. Mario Tamponi
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