Dienstag, 12. Mai 2015
Parole alla moda
"arrivare alla fine del mese", "spalmare",
"declinare", "progetto condiviso" e tante altre sono formule che si
usano d'un colpo e poi vengono ripetute da politici e giornalisti
italiani e strapazzate finchè la moda non passa. Sembrano profonde o
magiche e invece sono disarmanti: riflettono la povertà di linguaggio di
quelli che dovrebbero essere maestri di comunicazione per il popolo.
Dicono che per loro la parola non nasce dalla poesia, ma dalla "cultura"
del pappagallo.mt
Dienstag, 21. April 2015
Il nostro naufragio
Se al calvario spietato dei tantissimi profughi
in fuga verso di noi e alle loro tragedie in mare pensiamo così poco,
significa che è iniziato anche il nostro naufragio. E se crediamo che la
nostra coscienza possa restare tranquilla perchè quei poveri cristi
sembrano così diversi e lontani, anche quando bussano alla porta di
casa, significa che oltre all'umanità perdiamo irreversibilmente anche
il dono dell'immaginazione. Preferiamo distrarci nel marginale per non
vedere l'essenziale su cui piangere. mt
Freitag, 20. März 2015
La svolta in atto
Il carisma di papa Francesco non è formale, ha radici profonde come l'essenziale rispetto al marginale.
Col motto "carità nella verità" il predecessore (Benedetto), volendo contestualizzare la carità, aveva riaffermato la centralità dottrinale e istituzionale della chiesa rispetto al cosiddetto laicismo e relativismo. La "verità nella carità" di papa Francesco attua un'inversione di rotta: significa che la carità è la verità. Chi ama il prossimo (giusto o peccatore, amico o rivale, giovane o vecchio, sano o handicappato, colto o ignorante, bianco o nero, in ogni angolo storico e culturale) nell'atto in cui ama opera nella verità e realizza il suo senso.
Nella logica di Francesco il Vangelo è universale e la chiesa, lungi dall'essere clericale e dogmatica, è una comunità aperta con un unico fondamento: l'amore del prossimo. L'amore del prossimo, che nell'imperativo evangelico coincide con l'amore di Dio (l'uno è la verifica dell'altro), è la radice di ogni autentico spirito religioso e di ogni etica non convenzionale.
La misericordia di Dio, tema del giubileo appena annunciato, è in piena sintonia: Dio ama l'uomo e l'uomo non può non fidarsi di Dio come del principio e fine del proprio esistere, che è comunitario, sociale.mt
Col motto "carità nella verità" il predecessore (Benedetto), volendo contestualizzare la carità, aveva riaffermato la centralità dottrinale e istituzionale della chiesa rispetto al cosiddetto laicismo e relativismo. La "verità nella carità" di papa Francesco attua un'inversione di rotta: significa che la carità è la verità. Chi ama il prossimo (giusto o peccatore, amico o rivale, giovane o vecchio, sano o handicappato, colto o ignorante, bianco o nero, in ogni angolo storico e culturale) nell'atto in cui ama opera nella verità e realizza il suo senso.
Nella logica di Francesco il Vangelo è universale e la chiesa, lungi dall'essere clericale e dogmatica, è una comunità aperta con un unico fondamento: l'amore del prossimo. L'amore del prossimo, che nell'imperativo evangelico coincide con l'amore di Dio (l'uno è la verifica dell'altro), è la radice di ogni autentico spirito religioso e di ogni etica non convenzionale.
La misericordia di Dio, tema del giubileo appena annunciato, è in piena sintonia: Dio ama l'uomo e l'uomo non può non fidarsi di Dio come del principio e fine del proprio esistere, che è comunitario, sociale.mt
Montag, 2. Februar 2015
Buon giorno, caro presidente Mattarella!
Non può non far piacere che
il nuovo presidente della nostra Repubblica sia un uomo pensante che
non dice parole di troppo; un onesto che non si occupa della propria
immagine mediatica e non insulta mai nessuno; un democratico che
garantisce con la vita la lotta alla corruzione e alla mafia e tutela le
nostre istituzioni; un religioso che nello Stato opera con spirito
laico (come ogni vero cristiano dovrebbe) nel rispetto dei diritti di
tutti e di ciascuno; un uomo comune che circola con una utilitaria alla
papa Francesco e che potrebbe farci la sorpresa di ritirarsi in una
modesta "Santa Marta", così che l'immenso e sfarzoso Quirinale verrebbe a
trasformarsi in un museo singolare con l'arte che già contiene e con
capolavori sublimi ora accatastati negli scantinati di tanti altri musei
italiani.
Buon lavoro, caro Presidente!
mt
Buon lavoro, caro Presidente!
mt
Mittwoch, 14. Januar 2015
Non sono Charlie ovvero la paura dell'islamizzazione
Trovo
strano il modo di onorare la memoria delle vittime del terrorismo
islamico di Parigi con una grande speculazione editoriale: la rivista
satirica Charlie che sull'onda della giusta indignazione di massa e
della tanta retorica politica e mediale passa da 30 mila a 5 milioni di
esemplari ripubblicando caricature che, senza far ridere, urtano il
sentimento religioso di milioni di persone non terroristiche nè
aggressive. Senza questa provocazione il successo di tiratura sarebbe stato legittimo, anzi lodevole.
La libertà di stampa è certamente un pilastro della nostra democrazia perchè stimola la gente alla riflessione e al confronto. Ma se travalica i limiti del rispetto degli altri (individui e gruppi) anche la penna o la matita (per usare un simbolo dilagante) può diventare (come spesso in casi più gravi avviene) un'arma che con la denigrazione può avvilire e con la calunnia uccidere. È vero, le nostre legislazioni lo vietano, ma non è possibile portare tutto in tribunale, quando la misura dovrebbe essere il compito di una coscienza civile basata sul principio dell'inviolabilità della dignità umana. È facile banalizzare la libertà in uno slogan vuoto, quando invece andrebbe interpretata e articolata in un contesto di democrazia solidale. È libertà quella del mercato che mercifica persone, natura e animali? È libertà quella di certa stampa gestita con precisi interessi da colossi commerciali rispetto ai quali i singoli e i più deboli non possono che soccombere?
Sono convinto anch'io del fatto che il terrorismo, il fondamentalismo, il fanatismo o anche la semplice arroganza contro gli altri non possono essere religione, semmai ne sono la strumentalizzazione e la caricatura. Eppure resta la paura dell'islamizzazione dell'Occidente. È fondata, ma la colpa non è della forte identità culturale degli islamici, non tutti animati da un presunto spirito di colonizzazione del mondo. Il problema sta nella debolezza del riconoscimento della nostra identità. Per un malinteso laicismo (l'estremismo laicistico è il contrario della laicità) l'Europa istituzionale ha rinunciato a definire la propria identità anche solo con un riferimento alla sua storia millenaria: eppure è un dato di fatto che il cristianesimo e l'illuminismo insieme caratterizzano il nostro immaginario culturale ed etico, linguistico e simbolico, di credenti e non credenti. Con la nostra debolezza e ambiguità non potremo reggere al confronto inevitabile con la cultura del mondo islamico, che oggi ci illudiamo di evitare limitandoci a snobbarla in blocco come medievale.
Ancora. La strage di Parigi è tragica nelle motivazioni e nella crudeltà, ma proprio perchè il mondo è globale dovremmo dedicare almeno altrettanta attenzione e preoccupazione alle tante aggressioni terroristiche di ben altre dimensioni e sistematicità in altre parti del nostro mondo che crediamo lontane. Anche qui sta la nostra miopia politica e mentale. Mario Tamponi
La libertà di stampa è certamente un pilastro della nostra democrazia perchè stimola la gente alla riflessione e al confronto. Ma se travalica i limiti del rispetto degli altri (individui e gruppi) anche la penna o la matita (per usare un simbolo dilagante) può diventare (come spesso in casi più gravi avviene) un'arma che con la denigrazione può avvilire e con la calunnia uccidere. È vero, le nostre legislazioni lo vietano, ma non è possibile portare tutto in tribunale, quando la misura dovrebbe essere il compito di una coscienza civile basata sul principio dell'inviolabilità della dignità umana. È facile banalizzare la libertà in uno slogan vuoto, quando invece andrebbe interpretata e articolata in un contesto di democrazia solidale. È libertà quella del mercato che mercifica persone, natura e animali? È libertà quella di certa stampa gestita con precisi interessi da colossi commerciali rispetto ai quali i singoli e i più deboli non possono che soccombere?
Sono convinto anch'io del fatto che il terrorismo, il fondamentalismo, il fanatismo o anche la semplice arroganza contro gli altri non possono essere religione, semmai ne sono la strumentalizzazione e la caricatura. Eppure resta la paura dell'islamizzazione dell'Occidente. È fondata, ma la colpa non è della forte identità culturale degli islamici, non tutti animati da un presunto spirito di colonizzazione del mondo. Il problema sta nella debolezza del riconoscimento della nostra identità. Per un malinteso laicismo (l'estremismo laicistico è il contrario della laicità) l'Europa istituzionale ha rinunciato a definire la propria identità anche solo con un riferimento alla sua storia millenaria: eppure è un dato di fatto che il cristianesimo e l'illuminismo insieme caratterizzano il nostro immaginario culturale ed etico, linguistico e simbolico, di credenti e non credenti. Con la nostra debolezza e ambiguità non potremo reggere al confronto inevitabile con la cultura del mondo islamico, che oggi ci illudiamo di evitare limitandoci a snobbarla in blocco come medievale.
Ancora. La strage di Parigi è tragica nelle motivazioni e nella crudeltà, ma proprio perchè il mondo è globale dovremmo dedicare almeno altrettanta attenzione e preoccupazione alle tante aggressioni terroristiche di ben altre dimensioni e sistematicità in altre parti del nostro mondo che crediamo lontane. Anche qui sta la nostra miopia politica e mentale. Mario Tamponi
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