La recente esecuzione capitale
di Clayton Lockett (uomo di colore!) con iniezione letale in Oklahoma si è
protratta per ben 43 minuti: un’agonia incredibilmente dolorosa e angosciosa
che si è conclusa per infarto cardiaco. La notizia, pubblicata in sordina
qualche settimana fa, ha turbato per un solo giorno il perbenismo sentimentale
di molti, per dileguarsi poi nell’indifferenza collettiva. A Clayton, vittima
di un grave delitto contro l’umanità, dovremmo invece innalzare nel nostro
cervello un indelebile monumento alla memoria.
Se non poniamo la dignità di
OGNI SINGOLO UOMO (anche malato o “criminale”) alla base della nostra concezione
politica, ritengo che molte delle nostre disquisizioni su dettagli di
democrazia e sviluppo, di destra e sinistra e di tutto il resto siano aria
fritta, insopportabile bla bla bla.
Personalmente non trovo
giustificazioni filosofiche ed etiche per uno Stato che uccide. Ma se i fautori
della pena di morte si illudono di vederne qualcuna, perchè non optano almeno per
una fine dolce del condannato, con anestesia totale, come si fa con gli animali
domestici quando invecchiano? Non è già abbastanza privare un uomo della vita? O
bisogna anche torturarlo e umiliarlo perchè i giustizieri (boia e concittadini
benpensanti) possano godere della sofferenza del condannato e della sua
legittima rabbia contro quelli che – ingiustamente – gli sopravvivono?
Mi lasciano indifferente le
dichiarazioni costituzionali sulla dignità dell’uomo, quando poi quelle stesse costituzioni
riconoscono agli Stati il diritto di negarla.
A quanti condividono questi
pensieri e sentimenti mi rivolgo con un appello accorato: organizziamoci per
una rivolta senza fine contro il cinismo o sadomasochismo legale dell’uomo
contro l’uomo, dell’uomo contro se stesso. mt
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