Siamo testimoni di un
fenomeno epocale. Mentre un papa classico, dovendo governare una chiesa globale
e variopinta, è soggetto a molteplici compromessi e precauzioni, papa Francesco
non si lascia spronare, ma tira. Si pone all’avanguardia rispetto ai vertici e
alle comunità di base, alla luce di un Vangelo elementare che, se autentico,
esercita su tutti un fascino coinvolgente.
Papa Francesco ha la
popolarità che merita, più di tanti leader e star del nostro tempo; ma limitarsi
ad applaudirlo non basta. Soprattutto va sostenuto, e ci sono mille modi per
farlo. È necessario perchè ha un compito immane e, nonostante le
folle che lo acclamano, rischia la solitudine. Non sono pochi – curiali,
ecclesiastici e politici conservatori dal volto serafico – che gli remano
contro. È la resistenza di chi non vuole rinunciare alle certezze e ai consolidati
privilegi personali e di categoria.
Mesi fa a Roma non ho visto
la sua enciclica esposta in alcuna delle numerose parrocchie; l’ho trovata invece
da Feltrinelli, evidenziata come il libro più richiesto del momento. Eppure in quella
enciclica, apparentemente innocua, c’è il capovolgimento di un’ottica: non
"la carità nella verità", ma "la verità nella carità", cioè
il rispetto dovuto a ogni uomo nella sua specificità culturale, ideologica e
comportamentale – il Gesù insomma che parla con la prostituta e il povero, ma
non riesce a comunicare con il fariseo e il presuntuoso sacerdote della dottrina
dogmatica e del potere.
Dovremmo accompagnare questa
rivoluzione appena avviata nella chiesa, nella società civile e nella politica.
Dovremmo farlo da cattolici e religiosi di ogni confessione, da credenti e non
credenti, perchè quella rivoluzione interessa il futuro di tutti. mt
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