Dienstag, 27. Oktober 2015

Truffa all'italiana



Oggi si parla tanto della corruzione dei dipendenti del Comune di Sanremo e di tante altre istituzioni dello Stato dove l’assenza lavorativa viene registrata come presenza attiva nella miracolosa macchinetta d’ingresso. Ma se quasi la metà dei dipendenti di un Comune fa così, statisticamente significa che almeno un quarto dei moralisti di certi salotti televisivi, in condizioni analoghe, farebbe lo stesso. Con una ipocrita condanna da parte di esibizionisti sotto maschera non si risolve, anzi si aggrava il problema.
Ancora. Se un dipendente pubblico è capace di simili sotterfugi per meritare lo stipendio senza lavorare, quale garanzia può offrire di lavorare effettivamente se costretto solo alla presenza fisica? Per impiegati non motivati, in ufficio è sempre possibile passare il tempo a leggere barzellette, a compilare cruciverba, a chiacchierare al bar, a sbrigare faccende private al telefono o al computer.
Un primo tentativo di soluzione politica sarebbe, ad esempio in un Comune, quello di obbligare il sindaco (e il direttore generale) a sorvegliare sulla presenza e sull’efficienza dell‘intero personale: e ciò con una legge (da approvare subito) che preveda severe sanzioni penali anche in casi di inadempienze parziali. Un dipendente pubblico che non lavora (o che consente ad altri di non lavorare) truffa i colleghi che lavorano e la collettività costretta con le tasse a finanziare un parassitismo assurdo.
Ma perchè questo tipo di truffa non si confonda con un semplice atto di furbizia, ci sarebbe bisogno di una inversione culturale, cioè di una rivoluzione etica in ciascuno di noi. Il principio ispiratore di questa rivoluzione non sta ovviamente nella logica del profitto e delle convenienze personali, ma nel rispetto dell’altro. Solo se capisco che l’altro è parte di me, la trasgressione cosciente e sistematica di questo principio dovrebbe farmi sentire un pò simile al verme... con tutto il rispetto per l‘utile laboriosità in natura di questo animaletto. mt

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