Samstag, 15. November 2014

Orgoglio scientifico

Probabilmente Rosetta si è già spenta. È stato fantastico il suo viaggio di dieci anni di parecchi miliardi di chilometri verso la piccolissima cometa 67P alla distanza di 510 milioni di chilometri (oltre 3 volte quella di terra-sole). Un capolavoro di conoscenza fisica e matematica, un'impresa che dovrebbe farci riflettere sulla grandezza dell'uomo in ricerca, ma anche sulla sua piccolezza.
Amo la scienza sul macrocosmo stellare e sul nucleare. Seguo con interesse le applicazioni della relatività con la curvatura spazio-temporale, le teorie su buchi neri e bing bang, sul nanometrico quantistico granulare, indeterministico e relazionale. Lo scienziato che si spinge nell’astrazione matematica ci rende affidabile testimonianza della complessità della "materia-energia", incompatibile con le rappresentazioni della nostra immaginazione quotidiana. Ma in tanti ricercatori che praticano la scienza come tecnica settorializzata mi turba l'atrofizzarsi della meraviglia: la meraviglia sul mistero che si espande quanto più crediamo di sapere e capire, la meraviglia sul mistero del nostro esserci, improbabile e irripetibile. Maneggiando equazioni essi presumono forse di inventare e governare il mondo; la complessità e l'astrazione delle loro equazioni sono invece la prova dell'assoluta parzialità e provvisorietà di ogni punto di vista e approccio mentale. Una certa presunzione sarebbe legittima solo se l'interpretazione scientifica fosse qualcosa come un atto creativo o se almeno riuscisse a renderci il reale intuitivamente comprensibile, familiare.
La ricerca è suggestiva e necessaria, ma, di fronte all'ineffabile cui costantemente ci conduce, solo il poeta o il mistico dentro di noi potrebbe proficuamente continuarne il percorso. Solo la poesia e il silenzio ci consentono di bucare la membrana elastica della minuscola goccia che ci ospita, mentre fuori, dove ulula il vento, le galassie corrono in spazi e tempi da vertigini e i processi del nanometrico si svolgono in spazi e tempi inesistenti.
Senza poesia e silenzio la tecnologia continuerà a progredire per lo più sotto la spinta del profitto di mercato e i consumatori insaziabili (ad esempio di cellulari e iPhone) se ne serviranno freneticamente per comunicarsi a distanza, alla velocità della luce, il bla bla bla a cui la mancanza di meraviglia li ha formati. Mario Tamponi

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