Samstag, 27. Juni 2020

L'altra faccia della luna.



L’altra faccia della luna

La nostra luna lassù è la stessa
di tutti i nostri antenati con i tanti
sognatori e poeti, musici e pensatori,
scienziati e inventori, esploratori
e condottieri, mistici e profeti.
E lo sarà anche di ognuno dei nostri
posteri di chissà quante generazioni,
con gli animali e le piante dei loro giardini.

Tutti ci accompagna nella vita.
La sua vicinanza è continua e discreta,
generosa oltre ogni misura.
Einstein si emoziona quando costata
che „è lì anche quando non la guarda.“
Leopardi le si rivolge confidenziale:
„Che fai tu, luna, in ciel?
dimmi, che fai, silenziosa luna!“
E Shakespeare ne esalta
la stupenda fatalità: „Folle è l’uomo
che non presta ascolto alla luna!“

La luna ci si affianca uno per uno
dialogando alla pari, non come il sole
che abbaglia e sovrasta. Il sole
diffonde vita e vigore; la luna
ci dona leggerezza verso l‘„io“,  
ci dona anche la voglia di uscir fuori
a dialogare con le cose, con gli altri
e con quanto ci trascende.
“Potessero le mie mani
sfogliare la luna!”,
sogna Garcia Lorca.

La luna è metafora e ci apre a tutte
le altre – alfabeto della nostra lingua
pensata e parlata, figurativa e musicale,
di ogni ispirazione e invenzione.
È molto più del corpo opaco e rugoso
che telescopi e satelliti osservano e spiano…
e che invoglia astronauti a mettervi piede.  
„Andarvi non è poi così lontano.
Ben più profondo è il viaggio
verso la luna che ci si annida“
nel cuore, osserva Anaïs Nin.
Un viaggio, questo, che potrebbe
essere anche più breve
perchè „nascendo dietro le montagne,
la luna tramonta quasi sempre
dentro di noi.“ (Tonino Guerra)

La luna è più vera della sua corposità
che si finge reale. È presenza
leggera leggera che cresce con noi
per diventarne lo specchio.
„Con la libertà, i libri e la luna
chi non potrebbe essere felice?“,
esulta Oscar Wilde.

Tanti astronomi e tutti gli alienati
nel progresso e nell’ansia di dominio
ambiscono a occuparla, ma chi l’afferra
si ritrova con un pugno di mosche.
Perchè la luna non si fa possedere,
ma solo incontrare. E chi non la incontra
sente amara la solitudine dell’orfano,
la desolazione della notte vuota di luce.
Bisogna ascoltarla per gustare
bellezza e conforto, nella vita  
simili alle vibrazioni nella musica.
Goethe la invoca come musa sovrana:
“Oh, quante volte, o luna,
dinanzi a questo leggio io ho vegliato
tardi nella notte aspettandoti: e tu,
mesta amica, sei pur sempre apparsa
a me su libri e su carte! Oh, potessi
aggirarmi entro la tua amabile luce…
e, sgombro da tutte le vanità 
della scienza, bagnarmi e rinfrancarmi
sui prati nella tua rugiada.”

„La poesia è nata la notte in cui l'uomo 
contemplava la luna sapendo 
che non era commestibile”,
racconta Valeriu Butulescu.
Perchè la poesia è voce libera,
non qualcosa di utile,
da baratto commerciale.
„Era una notte solitaria“,
evoca Tagore, „leggevo un libro
finché il mio cuore divenne arido.
Mi pareva che la bellezza fosse
una cosa foggiata da mercanti di parole.
Stanco, chiusi il libro e spensi la candela.
In un istante la stanza fu inondata
dalla luce della luna.“

Anche la scienza è nata con la luna.
Haruki Murakami considera „la sua luce
come regalo caduto dal cielo.“
„Prima del fuoco, degli attrezzi,
del linguaggio, la luna
rischiarava il buio del mondo
e placava la paura degli uomini.
Le sue fasi hanno insegnato
agli umani il concetto di tempo.“

Nata dalla luna e con la poesia,
la scienza ne trae ispirazione
anche per magia matematica.
La scienza è conoscenza sublime,
e sublime è la tecnologia
che ne applica le scoperte.
Ma se tradiscono lo spirito che le genera,
l’una e l’altra si fanno insidiose.
Senza saggezza l’uomo scientifico
e tecnologico è l’esatto opposto di Galileo,
Newton, Einstein e di tanti geni pensanti.
Senza modestia è analfabeta che maneggia
il sapere con arroganza e ambizione
e ne fa strumento di guerra.
Anche la fissione nucleare è prodigio
di conoscenza e raffinata ingegneria…
ma sono follia gli ordigni nucleari
sempre più sofisticati e letali
che stipano gli arsenali dell‘unico mondo
in guerra con se stesso.

Havelock Ellis presume che „anche
la luna sarebbe scomparsa da tempo
se fosse alla portata delle mani predatorie
degli uomini.“ In parte è già successo.
„Questo è un piccolo passo per l’uomo,
un gigantesco balzo per l’umanità“
esclama Neil Armstrong il 20 luglio 1969
nel discendere la scaletta del modulo lunare.
E sulla targa lasciata lassù c’è scritto:
„Siamo venuti in pace per tutta l’umanità“.
Ma accanto dovrebbe essere rimasta
per svista l‘ombra di quei primi esploratori
col lungo naso di Pinocchio.
Perchè l‘ostentata „conquista della luna“   
non è sogno di cooperazione universale,
è sfida e proprietà da guerra fredda.

Le ostili superpotenze di oggi
riprendono a parlare di luna
con gli occhi puntati su Marte
e sull’orbita terrestre già tanto intasata:
per la supremazia economica
e militare degli uni contro gli altri.
E sul palcoscenico mediatico
persino la meraviglia cosmica
sbiadisce in coreografia di facciata,
propaganda per la conquista
anche degli indici di gradimento.

La luna finge di non vedere le umane follie
nel passato e nel presente della nostra storia;  
col silenzio ne denuncia la tragica vanità.
„Dolce e chiara è la notte e senza vento“,
canta Leopardi, „e quieta sovra i tetti
e in mezzo agli orti posa la luna,
e di lontan rivela serena ogni montagna.“
Gli fa eco García Lorca:
“La luna cammina sull'acqua...
com'è tranquillo il cielo!”

Al proprio male l’umanità potrebbe
riparare con un ovvio rito cosmico.
Dovremmo spegnere tutte le lampade
e lampadine artificiali della terra
almeno una notte al mese,
meglio una volta la settimana,
per celebrare i nostri fari naturali,  
e in quello spiraglio di cielo
le nostre origini abissali,
il nostro inafferrabile destino.
In quelle notti – direbbe George Carlin –
persino i lupi si raccoglierebbero
„in silenzio per sentire l’ululo della luna“.

„Si fa notte del tutto“ – leggiamo
nel Don Chisciotte del Cervantes –
„ma la luna manda così gran luce
da poter quasi gareggiare
coll’astro che gliela presta.“
La mite confessione di Adolfo Bécquer:
“Nel maestoso insieme della creazione
non vi è nulla che mi commuova
così profondamente, che accarezzi
il mio spirito e faccia volare insolitamente
la mia fantasia come la luce dolce
e svenevole della luna.”

Con la luna potremmo riscoprire anche
il soave tepore della dimora terrestre.  
Nel corso della sua missione lunare
Jim Lovell esclama: “La terra da quassù
sembra una grande oasi di vita 
nell'immensa vastità dello spazio”.
E ancora: “Dopo aver fatto il giro
della luna e aver rivisto la terra,
il mio punto di vista sulla vita 
e sul mondo è cambiato.
Ho cominciato a pensare alla terra
come ad una navicella spaziale
- sì, proprio come l'Apollo -
in cui i membri dell'equipaggio
devono collaborare e convivere.
Dobbiamo imparare a gestire
con più creatività le risorse 
del nostro pianeta.”

Ma la cura del nostro pianeta
avrà successo solo se assieme
al nostro compagno di viaggio.  
„Quando spunta la luna“,
canta Garcia Lorca,
„tacciono le campane
e i sentieri sembrano
impenetrabili.
Quando spunta la luna
il mare copre la terra
e il cuore diventa
isola nell’infinito.“

Mario Tamponi, 10.6.2020

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