L’altra faccia della
luna
La
nostra luna lassù è la stessa
di
tutti i nostri antenati con i tanti
sognatori
e poeti, musici e pensatori,
scienziati
e inventori, esploratori
e
condottieri, mistici e profeti.
E
lo sarà anche di ognuno dei nostri
posteri
di chissà quante generazioni,
con
gli animali e le piante dei loro giardini.
Tutti
ci accompagna nella vita.
La
sua vicinanza è continua e discreta,
generosa
oltre ogni misura.
Einstein si emoziona quando costata
che „è lì anche quando non la guarda.“
Leopardi le si rivolge confidenziale:
Leopardi le si rivolge confidenziale:
„Che fai tu, luna, in ciel?
dimmi, che fai, silenziosa luna!“
E Shakespeare ne esalta
la stupenda fatalità: „Folle è l’uomo
che non presta ascolto alla luna!“
La
luna ci si affianca uno per uno
dialogando
alla pari, non come il sole
che
abbaglia e sovrasta. Il sole
diffonde
vita e vigore; la luna
ci
dona leggerezza verso l‘„io“,
ci
dona anche la voglia di uscir fuori
a
dialogare con le cose, con gli altri
e
con quanto ci trascende.
“Potessero le mie mani
sfogliare la luna!”,
sogna Garcia Lorca.
La
luna è metafora e ci apre a tutte
le
altre – alfabeto della nostra lingua
pensata
e parlata, figurativa e musicale,
di
ogni ispirazione e invenzione.
È
molto più del corpo opaco e rugoso
che
telescopi e satelliti osservano e spiano…
e
che invoglia astronauti a mettervi piede.
„Andarvi
non è poi così lontano.
Ben
più profondo è il viaggio
verso
la luna che ci si annida“
nel
cuore, osserva Anaïs Nin.
Un
viaggio, questo, che potrebbe
essere
anche più breve
perchè
„nascendo dietro le montagne,
la
luna tramonta quasi sempre
dentro
di noi.“ (Tonino Guerra)
La
luna è più vera della sua corposità
che
si finge reale. È presenza
leggera
leggera che cresce con noi
per
diventarne lo specchio.
„Con
la libertà, i libri e la luna
chi
non potrebbe essere felice?“,
esulta
Oscar Wilde.
Tanti
astronomi e tutti gli alienati
nel
progresso e nell’ansia di dominio
ambiscono
a occuparla, ma chi l’afferra
si
ritrova con un pugno di mosche.
Perchè
la luna non si fa possedere,
ma
solo incontrare. E chi non la incontra
sente
amara la solitudine dell’orfano,
la
desolazione della notte vuota di luce.
Bisogna
ascoltarla per gustare
bellezza
e conforto, nella vita
simili
alle vibrazioni nella musica.
Goethe la invoca come musa sovrana:
“Oh, quante volte, o luna,
dinanzi a
questo leggio io ho vegliato
tardi nella notte aspettandoti: e
tu,
mesta amica, sei pur sempre
apparsa
a me su libri e su carte! Oh,
potessi
aggirarmi entro la tua amabile luce…
e, sgombro da tutte le vanità
della scienza, bagnarmi e
rinfrancarmi
sui prati nella tua rugiada.”
contemplava la luna sapendo
che non era commestibile”,
racconta Valeriu Butulescu.
Perchè la poesia è voce libera,
non qualcosa di utile,
da baratto commerciale.
„Era una notte solitaria“,
evoca Tagore, „leggevo un libro
finché il mio cuore divenne arido.
Mi pareva che la bellezza fosse
una cosa foggiata da mercanti di parole.
Stanco, chiusi il libro e spensi la candela.
In un istante la stanza fu inondata
dalla luce della luna.“
Anche
la scienza è nata con la luna.
Haruki
Murakami considera „la sua luce
come regalo caduto dal cielo.“
„Prima del fuoco, degli attrezzi,
del linguaggio, la luna
rischiarava il buio del mondo
e placava la paura degli uomini.
Le sue fasi hanno insegnato
agli umani il concetto di tempo.“
Nata
dalla luna e con la poesia,
la
scienza ne trae ispirazione
anche
per magia matematica.
La
scienza è conoscenza sublime,
e
sublime è la tecnologia
che
ne applica le scoperte.
Ma
se tradiscono lo spirito che le genera,
l’una
e l’altra si fanno insidiose.
Senza
saggezza l’uomo scientifico
e
tecnologico è l’esatto opposto di Galileo,
Newton,
Einstein e di tanti geni pensanti.
Senza
modestia è analfabeta che maneggia
il
sapere con arroganza e ambizione
e
ne fa strumento di guerra.
Anche
la fissione nucleare è prodigio
di
conoscenza e raffinata ingegneria…
ma
sono follia gli ordigni nucleari
sempre
più sofisticati e letali
che
stipano gli arsenali dell‘unico mondo
in
guerra con se stesso.
Havelock Ellis presume che „anche
la luna sarebbe scomparsa da tempo
se fosse alla portata delle mani predatorie
degli uomini.“ In parte è già successo.
„Questo è un piccolo passo per l’uomo,
un gigantesco balzo per l’umanità“
esclama Neil Armstrong il 20 luglio 1969
nel discendere la scaletta del modulo lunare.
E sulla targa lasciata lassù c’è scritto:
„Siamo venuti in pace per tutta l’umanità“.
Ma accanto dovrebbe essere rimasta
per svista l‘ombra di quei primi esploratori
col lungo naso di Pinocchio.
Perchè l‘ostentata „conquista della luna“
non è sogno di cooperazione universale,
è sfida e proprietà da guerra fredda.
Le
ostili superpotenze di oggi
riprendono
a parlare di luna
con
gli occhi puntati su Marte
e
sull’orbita terrestre già tanto intasata:
per
la supremazia economica
e
militare degli uni contro gli altri.
E
sul palcoscenico mediatico
persino
la meraviglia cosmica
sbiadisce
in coreografia di facciata,
propaganda
per la conquista
anche
degli indici di gradimento.
La
luna finge di non vedere le umane follie
nel
passato e nel presente della nostra storia;
col
silenzio ne denuncia la tragica vanità.
„Dolce e chiara è la notte e senza vento“,
canta Leopardi, „e quieta sovra i tetti
e in mezzo agli orti posa la luna,
e di lontan rivela serena ogni
montagna.“
Gli fa eco García Lorca:
Gli fa eco García Lorca:
“La luna cammina sull'acqua...
com'è tranquillo il cielo!”
Al
proprio male l’umanità potrebbe
riparare
con un ovvio rito cosmico.
Dovremmo
spegnere tutte le lampade
e
lampadine artificiali della terra
almeno
una notte al mese,
meglio
una volta la settimana,
per
celebrare i nostri fari naturali,
e
in quello spiraglio di cielo
le
nostre origini abissali,
il
nostro inafferrabile destino.
In
quelle notti – direbbe George Carlin –
persino
i lupi si raccoglierebbero
„in
silenzio per sentire l’ululo della luna“.
„Si
fa notte del tutto“ – leggiamo
nel
Don Chisciotte del Cervantes –
„ma
la luna manda così gran luce
da
poter quasi gareggiare
coll’astro
che gliela presta.“
La mite confessione di Adolfo Bécquer:
“Nel maestoso insieme della creazione
non vi è nulla che mi commuova
così profondamente, che accarezzi
la mia fantasia come
la luce dolce
e svenevole della luna.”
Con
la luna potremmo riscoprire anche
il
soave tepore della dimora terrestre.
Nel corso della sua missione lunare
Jim Lovell esclama: “La terra da quassù
sembra una grande oasi di vita
nell'immensa vastità dello spazio”.
E ancora: “Dopo aver fatto il giro
della luna e aver rivisto la terra,
Ho cominciato a pensare alla terra
come ad una navicella spaziale
- sì, proprio come l'Apollo -
in cui i membri dell'equipaggio
devono collaborare e
convivere.
Dobbiamo imparare a
gestire
con più creatività
le risorse
del nostro pianeta.”
Ma la cura del nostro pianeta
avrà successo solo se assieme
al nostro compagno di viaggio.
„Quando spunta la luna“,
canta Garcia Lorca,
„tacciono le campane
e i sentieri sembrano
impenetrabili.
Quando spunta la luna
il mare copre la terra
e il cuore diventa
isola nell’infinito.“
„tacciono le campane
e i sentieri sembrano
impenetrabili.
Quando spunta la luna
il mare copre la terra
e il cuore diventa
isola nell’infinito.“
Mario Tamponi, 10.6.2020
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