Sonntag, 28. Juni 2020

Paradossi da Coronavirus.


Paradossi da Coronavirus

Senza addentrarci nei vari temi dell’emergenza da Coronavirus e senza schierarci nell‘attuale panorama spesso caotico e fazioso della politica e dell’opinione pubblica, ci limitiamo qui a ribadire alcune carenze comuni e contraddittorie dell’intervento statale. Diamo per scontato che molte delle misure restrittive siano giuste, se non altro perchè suggerite da autorevoli virologi e scienziati. Ma proprio in contrasto con queste misure non capiamo perchè non tutti i cittadini dispongano di mascherine e di materiale disinfettante, neppure del banalissimo alcol denaturato. Nulla di tutto ciò si trova in farmacia e altrove, eppure sarebbe compito dello Stato diffondere capillarmente l’essenziale prima ancora che venga richiesto.

Le mascherine professionali non sono sufficienti neppure negli ospedali specializzati, dove è comunque carente tutto il materiale protettivo per medici, infermieri e assistenti volontari, con la conseguenza tra loro di un allarmante tasso di mortalità. Con ciò è ancora più encomiabile e commovente la rischiosissima dedizione di questi numerosi, silenziosi angeli della comunità inferma. Ma non ha senso che governo e parlamento gli vogliano destinare monumenti al merito con l‘aggettivazione dell’abituale retorica. La prima cosa che dovrebbero fare (e solo loro possono farlo!) è consentire con i necessari incentivi d’urgenza la riconversione di industrie idonee per la produzione massiccia di mascherine e di tutto il resto, senza bisogno di andare a elemosinarlo con scarso successo in giro per il mondo. Negli ospedali sono scandalosamente insufficienti anche i respiratori o ventilatori polmonari per i ricoverati in terapia intensiva; eppure la nostra industria tecnologicamente flessibile potrebbe provvedere a rifornire di respiratori non solo le cliniche, ma anche gli ammalati individuali in clausura domestica. Scarseggiano anche i tamponi e ne andrebbe comunque velocizzato il sistema.

In un paese industrializzato come il nostro sono inaccettabili per mera carenza produttiva l‘atrocità delle seriali agonie per soffocamento, la decimazione della saggezza dei nostri nonni e bisnonni, la desolazione di una morte anonima senza conforto. Struggente il martirio in reparto intensivo di un sacerdote, tra i tanti, che rinuncia al proprio respiratore, uno dei pochi disponibili, per cederlo ad un paziente più giovane. Negli ospedali si lamenta talvolta persino l’esaurimento delle scorte di ossigeno, quando i nostri impianti chimici potrebbero produrne a volontà. Auspicabile è che il governo non lasci all’economia privata l’iniziativa, insufficiente e spesso speculativa, ma coordini e finanzi le imprese idonee nell’intera operazione di produzione del necessario per la tutela elementare dei cittadini. Ma non ha senso piagnucolare ora per il fatto che tutto questo poteva essere fatto prima. Importante è che si colmino subito i vuoti di inefficienza e burocrazia.

Ancora qualche spicciolo suggerimento. La burocrazia andrebbe ridotta al minimo quando si tratta di fornire in rapida liquidità gli aiuti stanziati per le famiglie e le aziende in difficoltà. Le lungaggini rischiano di ridurne i vantaggi.
Per gli acquisti alimentari bisognerebbe evitare di esporre i cittadini a file chilometriche davanti ai grandi magazzini; con un pò di fantasia si potrebbero costruire negli stessi magazzini e in mercati aperti sistemi di distribuzione veloce.
E la televisione pubblica nei suoi telegiornali e in tutte le sue trasmissioni dovrebbe essere meno monotematica per evitare di diffondere terrore, panico da paralisi. Per informare esaurientemente sul virus e sui drammatici effetti quotidiani del contagio non è necessario ripetere all’infinito le stesse cose e gli stessi dibattiti con gli stessi interlocutori. Ci sono anche tanti altri temi di sobria formazione, di cultura non barbosa e di intrattenimento intelligente di cui la gente impaurita e anche i contagiati avrebbero bisogno per uscire dai bassifondi e respirare l’aria profonda. 

Sul tema Europa rimandiamo ad altra sede l’esame della latitanza dell’Unione, mentre avrebbe dovuto effettuare azioni concrete e massicce contro l’epidemia comune anche se territorialmente differenziata, promuovere ricerca,  coordinare e sostenere gli interventi degli Stati membri. Ci limitiamo qui ad un solo aspetto positivo: la sospensione del suo rigido patto di stabilità per consentire ad ogni paese un approccio più libero alla propria emergenza sanitaria, senza lasciarsi inibire dagli effetti sul proprio debito pubblico. Su questa linea i più hanno salutato con favore il sostegno ideologico di Mario Draghi. Ma soprattutto per l’Italia urge fin d‘ora l’elaborazione di un piano economico, finanziario e istituzionale per il dopo epidemia.

A Draghi e a suoi colleghi si dovrebbe chiedere una proposta dettagliata e articolata da discutere subito e da attuare non appena una tregua del Coronavirus lo consentirà – per evitare che il nostro debito pubblico, già proibitivo e destinato a crescere notevolmente nelle prossime settimane o mesi, tarpi le ali del nostro paese provocandone il collasso. L‘attuale dominio del Corona si è affermato anche grazie alla nostra iniziale incertezza e impreparazione. Bisognerebbe far tesoro di questa esperienza di scarso tempismo per destinare l‘attuale fase di immobilità produttiva e sociale soprattutto alla preparazione di un realistico, rassicurante piano di rinascita.

Bisognerebbe saper cogliere il positivo in ogni fase oscura dell’umanità. Il Coronavirus ci ha fatto scoprire controvoglia la nostra precarietà, l’essenziale nella vita privata e collettiva, il vantaggio e il piacere della solidarietà. Dopo questa crisi sanitaria potremmo scoprire il positivo anche in un nuovo approccio alla crisi economica in agguato. Potremmo inventare un modo più dinamico e snello di vivere l’Europa e i valori comuni, senza i contrasti e la burocrazia che vanificano i sogni, e per l’Italia senza la zavorra di un debito surreale.

Mario Tamponi
4.2020

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