Evviva
la moda mobile!
È alta la febbre della moda. Abito e accessori si
sintonizzano per affinità o contrasto persino con le mutevoli condizioni
metereologiche, e il tempo è lunatico. Altro se c’è sole o nebbia, pioggia o
neve, brezza o vento. Mutano i colori, la luce e il paesaggio, bisogna quindi adeguarvi
in tempo reale l’intero abbigliamento.
Bisognerebbe
farlo anche quando ci si mette in viaggio, supponiamo da Kiel verso Rimini
passando dal celeste fumo del mare del nord al verde umido delle colline renane,
al castano terreo delle foreste bavaresi, al violaceo cianotico delle prealpi,
al marrone frastagliato delle Alpi austriache, al fosforescente prima e dopo il
Brennero, al rosa lampone delle vallate altoatesine, allo smeraldo della
Padania fino all’azzurro in fibrillazione dell’Adriatico. L’uomo o la donna elegante
dovrà portarsi appresso camicie, magliette, pantaloni, gonne, giacche e cravatte
idonee per ciascuna delle situazioni che si susseguono con tonalità prevedibili
e cautelativamente anche per quelle solo probabili.
Lui o lei non
può pensare solo a come cambiarsi appena arrivato a destinazione limitandosi lungo
tutto il viaggio a qualcosa di generico, dato che in macchina nessuno potrà
osservarli, solo in qualche area di servizio, di notte in un motel d’autostrada.
E no! L’uomo o la donna di stile non si limita ad apparire, a far scena, si
veste innanzitutto per sé, per gustarsi nell’intimo la simbiosi dello spirito con
l’ambiente. Perché – come si dice – “lo stile è l’uomo”. Ed è così che al
servizio della persona mobile nasce il guardaroba mobile, ovvero l’armadio della
moda appresso.
Una volta
le valigie venivano chiuse al luogo di partenza e riaperte in quello di arrivo;
oggi invece, viaggiando, il guardaroba dovrebbe restare a portata di mano in
ogni momento per tutti gli usi e capricci. Per gli spostamenti in aereo o in
treno, ma anche in autobus e in metropolitana, accanto o dietro al proprio
sedile dovrebbe esserci un vano apposito dove piazzarlo. Per la macchina c’è
l’inseparabile rimorchio-furgoncino. Non è più all’altezza dei tempi neppure andare
in giro o a passeggio senza l’armadio scorrevole che tiri o spingi come un cagnolino
appiccicoso o un amico fedele. Si aggiornano persino le pompe funebri che nella
bara, accanto al defunto in abito scuro e scarpe lucide, posano un vestito di
ricambio stirato per quando il corpo comincerà a cambiare colore e consistenza;
non che il morto potrà cambiarsi da solo, ma se si ragionasse così non ci
sarebbe neppure bisogno di vestirlo a festa per il giorno del funerale.
E allora,
cari stilisti, non stancatevi di lavorare per le soluzioni di domani, che
ovviamente non saranno quelle di ieri o di oggi! Guardatevi dal lasciarvi
spiazzare dall’ora che arriva senza preavviso! Non fatevi scoraggiare dai
critici che, magari all’insegna del risparmio, insinuano che la moda qualche
volta potrebbe anche fermarsi per rimettere in vita pezzi di ieri passati
inosservati o dimenticati. Quei critici sono come certi cultori del naturismo secondo
cui anche gli esseri umani sotto sotto sono tutti uguali… e diffondono l’idea sbrigativa che con un pò di
indulgenza o meno fantasia molte cose si equivalgono. Ebbene, non ascoltateli
perchè sono nemici della civiltà elegante, insensibili al voluttuoso richiamo
del nudo velato, della frivola leggerezza che anima il bello diffuso.
Queste considerazioni non hanno una morale. A scanso di
equivoci l’autore dichiara di credere che l’abito non faccia il monaco, che
l’uomo cioè non sia quello che indossa. Eppure… evviva la creatività che è il
contrario dell’esibizionismo da spreco, del consumismo di chi ama le cose più
di se stesso! Il creativo non ama le cose e il loro posessso, ma la mutevolezza
delle loro forme e della propria. E chi creativo cerca di esserlo fuori,
potrebbe diventarlo di più anche dentro.
Mario Tamponi (19.7.2020)
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